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Coraggiosa, ecologista, progressista, femminista: così vogliamo l’Emilia-Romagna, che ha già dimostrato di avere coraggio in altri momenti storici, e oggi deve ritrovarlo per affrontare nuove sfide epocali come l’emergenza climatica e la crescita delle diseguaglianze.
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Le Proposte

È un momento decisivo per il futuro
dell’Emilia-Romagna.

Dobbiamo essere all’altezza delle nuove sfide che ci riguardano tutte e tutti: l’emergenza climatica e quella sociale. Costruiamo insieme una visione condivisa del futuro della Regione con PROPOSTE CORAGGIOSE per affrontare la transizione ecologica, l’innovazione tecnologica e la lotta alle diseguaglianze, che con la crisi sono aumentate anche qui, facendo largo a un disagio che va ascoltato e merita risposte nuove.

Patto per il clima

Dopo il Patto per il lavoro all’Emilia-Romagna serve un Patto per il clima, da costruire con tutte le parti sociali, sulla scia di ciò che sta facendo la Nuova Zelanda per raggiungere gli obiettivi di piena decarbonizzazione entro il 2050 azzerando le emissioni climalteranti e passare al 100% di fonti rinnovabili entro il 2035. Un Green New Deal di investimenti che accompagnino la transizione ecologica rendendo tutte le politiche regionali coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e al contempo rilanciando un’occupazione di qualità. Riforestazione per ridurre le emissioni di CO2, efficientamento energetico di tutte le strutture pubbliche e impianto di tetti fotovoltaici, comunità energetiche nei comuni, rigenerazione urbana, agricoltura sostenibile, benessere animale, riciclo e riuso. Veniamo da anni di investimenti quasi esclusivamente su nuove autostrade e strade, è ora di cambiare rotta investendo sulla mobilità sostenibile e sul rafforzamento della rete del trasporto pubblico e ferroviario.
Chiediamo di cambiare la legge urbanistica per realizzare davvero il consumo di suolo zero, e ridare centralità alla pubblica amministrazione nella pianificazione territoriale e urbanistica.

La casa è un diritto

Un piano regionale per la casa per sostenere sia chi fatica a trovarla sia chi ha difficoltà a pagare il mutuo, riducendo le case sfitte con incentivi, più edilizia sociale convenzionata e più case popolari.

Lavoro dignitoso

Rinnoviamo il Patto per il lavoro lottando contro precariato, abbassamento dei redditi, appalti di mera manodopera e caporalato. Serve un grande piano contro il dissesto idrogeologico per dare opportunità di lavoro nella cura del territorio, degli alvei dei fiumi, delle aree montane, anche ai tanti giovani che non studiano e non lavorano.

Trasporto pubblico gratuito per i giovani

Per incentivare la mobilità sostenibile e sostegno anche alle persone che hanno redditi più bassi. Rafforzare l’intera rete di trasporto pubblico locale, potenziando la rete ferroviaria per i pendolari e per spostare le merci su ferro.

La Società più inclusiva è più sicura

Riconosciamo e tuteliamo le differenze, contrastando le discriminazioni razziste, di genere e per orientamento sessuale. Lottiamo contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. Sosteniamo la buona accoglienza diffusa e rispettosa dei diritti. Cultura e formazione sono prioritarie per costruire comunità inclusive.

Più servizi e salute

Sosteniamo e rafforziamo la sanità pubblica, garantendo a tutte le persone, soprattutto a quelle più fragili, risposte complete alle necessità di cura e assistenza, investendo di più anche in prevenzione; più sostegno a chi non è autosufficiente e alle persone con disabilità.

Piano straordinario per le aree interne e montane

Per sostenere l’economia, l’innovazione e rafforzare i servizi e la mobilità in Appennino e nelle aree interne.

Governare l'innovazione tecnologica e digitalizzazione

Affinché il valore aggiunto che porta sia a servizio delle cittadine e dei cittadini. Investiamo sulla digitalizzazione, sosteniamo le startup e l’internazionalizzazione delle PMI.

Ripensare l'autonomia

L’articolo 116 terzo comma non può in nessun modo diventare la via per realizzare nuove regioni a statuto speciale o per attuare una forma mascherata di secessionismo. In questo dibattito la regione Emilia-Romagna deve tenere una posizione diversa rispetto a Veneto e Lombardia e si deve porre in un’ottica di regionalismo cooperativo e solidale. Tuttavia, vi sono nodi essenziali irrisolti che necessitano di una risposta preliminare per non mettere a repentaglio l’unità nazionale creando inaccettabili disparità tra i territori e di accesso ai diritti per tutti i cittadini.

Per evitare che questo accada l’attuazione del 116 può avvenire solo dopo aver determinato i Livelli Essenziali di Prestazione, i fabbisogni standard, un coordinamento con la legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale e dopo aver approvato una legge quadro che fissi i limiti tassativi entro i quali la legislazione regionale deve muoversi, riponendo al centro delle decisioni il voto del Parlamento poiché non si può lasciare alla libera interpretazione delle regioni l’esercizio di funzioni essenziali quali sanità, istruzione e ambiente perché ciò significa mettere a rischio i diritti fondamentali di tutti i cittadini.